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Il puzzo della carcassa

06/07/2019 di Maria Medici

Sulla situazione di degrado e decadenza di Roma è possibile ormai raccogliere una vasta messe di opinioni caratterizzata essenzialmente da indignazione e senso di impotenza.



Roma sembra destinata ad un fatale scivolamento verso il basso che non ha eguali in questi ultimi decenni. Ci si sofferma sugli aspetti macroscopici, quelli sotto gli occhi di tutti poiché essi sono comunque un segnale di tale scivolamento.

Qualcuno tenta ancora una analisi culturale e antropologica su una presunta caratterizzazione storica del “tipo” romano, cittadino o amministratore, cercando di individuare radici antiche del male che sembra assillarne il senso civico e che sembra intrappolare la Capitale nel circolo vizioso della “bella ma impossibile”, giustificando il fascino riposto proprio in quell’aggettivo “impossibile”, quasi che il binomio sia indissolubile, pena la perdita della sua anomala, unica e irripetibile “eternità”.

Insomma, Roma sembra la carcassa del mostro marino attorno alla quale si soffermano intontiti dopo una notte di bagordi i protagonisti de “La dolce vita” di Fellini nelle scene finali di quel capolavoro. La carcassa nel film non ha odore ma, si sa, che le carogne puzzano, e a Roma l’odore della monnezza si sente eccome per le strade, complice il caldo. I monumenti all’inconcludenza che vediamo scorrere sotto i nostri occhi quando passiamo accanto ai cassonetti straripanti e attorniati da piramidi di rifiuti sono monumenti che indignano i turisti e ammutoliscono i romani.

Colpisce la diffusa rassegnazione che si collega evidentemente in una mancanza di fiducia nella politica, quella pro e quella contro l’attuale amministrazione. Si vivacchia, cercando di sopravvivere da una emergenza all’altra. Lo fanno i cittadini, lo fa la Raggi, pare lo faccia anche la classe politica romana in generale. Fatti due conti, per alcuni è meglio la Raggi che una eventuale, e non certo improbabile, scalata della Lega al Campidoglio in caso di elezioni. Caso mai si invoca il commissario, formula che evoca una situazione disperata e sfuggita di mano.

A Roma tutti pagano i conti col passato, amministratori disattenti e disonesti. Pure la soluzione grillina dei duri e puri ha fatto fiasco. Qui si gioca la sfida riformista. Per andare oltre le emergenze e riformulare un progetto vero, realistico ma non pavido, senza calcoli di bottega ma con quelli della grande politica. Per vedere, al banco di prova, se le forze riformiste e democratiche hanno ancora voce in capitolo.

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