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La finta libertà americana

07/01/2021 di Maria Medici

A poche ore dall’assalto dei sostenitori del presidente uscente Trump al palazzo del Congresso di Washington, i giornali parlano dell’accaduto come di un “colpo al cuore” alla democrazia americana, il “cuore” della democrazia e della libertà nel mondo.



Sinceramente, dopo questi fatti, avrei qualche riserva a fregiare gli Stati Uniti di questa nobile etichetta. Democrazia sì, ma non certo faro del mondo libero. Gli assatanati che hanno assaltato Capitol Hill, palesemente istigati dal comportamento e dalle parole del più sciagurato presidente americano della storia, sono la riprova di qualcosa che storicamente fa degli Stati Uniti una sorta di “unicum” tra le democrazie occidentali: il ricorso alla violenza.

In Occidente è l’unica grande democrazia che conserva ostinatamente la pena di morte, ossia l’antica legge del taglione (per questo, gli Usa, se mai lo volessero, non potrebbero far parte dell’Unione Europea). Sono note le forme che caratterizzano le frequenti rivolte da parte delle minoranze, come è nota la violenza sovente usata dalle forze dell’ordine. Per non parlare del diritto a possedere un’arma, diritto considerato sacrosanto da una grandissima parte della popolazione. Non c’è da stupirsi allora che, stante una “presunta” ingiustizia il cittadino americano si possa sentire autorizzato a scendere in piazza con violenza.

E qui viene il discorso sulla libertà, di cui gli Stati Uniti si fregiano di essere i paladini. Non c’è vera libertà dove non si riconoscono e non si accettano le regole della democrazia e dove, si pensa di esercitare la democrazia con la violenza e con le armi. Venivamo a Trump. Chi perde una elezione si fa da parte e (più o meno) onorevolmente accetta il vincitore come “suo presidente”. In un momento in cui nel mondo monta una ultradestra avversa ai fondamenti democratici, allergica alla complessità del reale, un personaggio come Trump, scaltro imprenditore prima ancora che furbo populista, non poteva non diventare il paladino dei frustrati di tutto il mondo.

Lasciatemelo dire: tra gli scalmanati ripresi ieri a Washington, il soggetto che ha fatto irruzione al Congresso a torso nudo, mascherato mezzo da sciamano e mezzo da vichingo, denuncia evidentemente un profondo disagio personale. Si viene a sapere che è un complottista e negazionista con un alto numero di fan al seguito. Che il mondo abbia una certa quota di matti, ci si può stare. Ma la politica come amministratrice dei beni supremi della libertà e della democrazia è un’altra cosa. E non è roba per uno come Trump. Ne hanno di strada da fare gli Stati Uniti per potersi fregiare di paladini del mondo libero.


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