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La fiamma della testimonianza. Riflessioni sulla Giornata della memoria

27/01/2021 di Maria Medici

Al margine della Giornata della memoria si alza puntualmente l’indignazione nei confronti di chi questa memoria la vuole infangata, spesso attraverso gesti tanto cattivi quanto stupidi: una targa o una lapide imbrattate con svastiche o slogan violenti, una maglietta con su scritto “6 milioni non sono bastati” o altre ignobili frasi e, dato che siamo nell’epoca di Internet, una irruzione virtuale in una conferenza online in cui questi leoni da microfono abbaiano sproloqui antisemiti.



In realtà, nell’armamentario semplificato di certi individui, l’antisemitismo è pane quotidiano poiché l’ebreo è categoria “classica” del nemico, assieme ad altri, nella guerra che costoro intentano verso tutto ciò che è al di fuori della portata della loro conoscenza e comprensione.

Dico questo perché, alla radice di tale odio c’è poco o nulla di cultura, considerata in senso conoscitivo sul piano storico, antropologico, sociologico (seppure, magari, distorta da una altrettanto distorta visione del mondo). Piuttosto vi è molto di istintivo, di percettivo, che finisce però per alimentare una alterazione della realtà che si trasforma in dato culturale: cultura dell’odio e del disprezzo, del rifiuto della complessità e cultura della riduzione a pochi e semplici direttive di pensiero che, per forza di cose, finisce per essere cultura che nega il resto. Non si tratta solo della serpeggiante e infida cultura del cosiddetto “negazionismo”, ossia di chi, con presunte “prove” (un guazzabuglio di documenti di dubbia provenienza, infarciti da inesattezze) vuole negare che vi sia stato il tentativo storico di distruzione del popolo ebraico, condotto con scientificità. Con i negazionisti di professione si vola già ad un altro livello, seppure con mezzi irricevibili. Qui siamo ad un livello spesso estremamente basso, in cui nessun confronto dialettico è possibile.

Si comprende, dunque, la preoccupazione su di un piano etico e civile, di chi vede nelle istituzioni educative il primo baluardo contro la montante barbarie: non di tratta solo di trasmettere informazioni corrette sulla Shoah o su tragedie storiche simili, neppure solo di educare al rispetto reciproco e verso chi è differente. Si tratta, in primo luogo, di sostenere la costruzione di una coscienza critica, passo obbligato nella edificazione di una cittadino a tutto tondo, che di fronte alla complessità della realtà, non si raggomitola nelle false certezze del “nemico” (l’ebreo, il diverso, lo straniero). Il cuore della Giornata della memoria guarda in due direzioni: da un lato l’obbligo morale di tenere accesa la fiammella della testimonianza di ciò che è avvenuto; dall’altro l’altrettanto obbligo morale, stavolta, verso le generazioni future, di affidare loro una memoria storica che possa già da subito essere il nutrimento per una cittadinanza giusta e rispettosa della dignità dell’individuo.

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